Saturday, March 07, 2009

Io pago la quota di iscrizione e quindi...


E’ sufficiente pagare una quota d’iscrizione per avere il diritto di giocare o di giocare sempre? Il diritto al gioco e, soprattutto, al divertimento, prescinde dal pagamento della quota o retta d’iscrizione che il genitore corrisponde all’inizio od in corso di stagione al sodalizio sportivo. Mentre il diritto al gioco ed al divertimento deve sussistere sempre, specie nelle categorie giovanili, il versamento delle tasse d’iscrizione consente al sodalizio di poter essere messo in condizione di svolgere, grazie anche ad altri contributi, la propria attività sociale e sportiva, senza tuttavia fornire alcuna garanzia per l’impiego in campo o in un ruolo o per un determinato “minutaggio”. Se un genitore ci pone tale obiezione, a causa del ridotto impiego del proprio ragazzo durante le partite, possiamo ragionevolmente dedurre che limiti e riconduca ad una mera quantificazione monetaria l’offerta sportiva e educativa: pago, quindi pretendo! Appare alquanto difficile cercare di modificare il modo di pensare di chi, a volte anche con sacrifici per pagare la quota del proprio figlio, è pur sempre convinto di far nascere un diritto dal pagamento di una somma di denaro. Se la “smonetizzazione” del ragionamento sarà estremamente difficoltosa, preferibile, piuttosto, verificare la qualità del percorso educativo e formativo effettivamente proposto all’allievo (coinvolgimento e partecipazione attiva in tutte le attività, valori, cultura sportiva, socialità, imparzialità….): in tal caso non avremo nulla da rimproverarci ed è proprio su questa qualità ed efficienza che potremmo fare riferimento nel confutare la motivazione del nostro interlocutore.

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