Sportin Club Vico del Gargano- Nuova Gioventù Vieste 6 – 2
Nuova Gioventù: Grima, Delli Santi, Di Mauro, Tatalo, Fezga, Impagnatiello, Sicuro N(dal 39’Zillo., Prencipe, Stefania, Del Duca(dal60’ Curatolo),Sicuro A. a disp.Vario all.Ranuschio L.
Reti al 28’ Baldassarre, al 40’Zillo, al 7’, 14 e 16 Biscotti, al 30’ e 35’ Murgolo e al 38’Sicuro A
La Nuova Gioventù sta con la testa altrove, dove non si sa, la squadra scesa in campo sabato sembrava pensare ad altro, troppi gli errori e troppe le amnesie in mezzo al campo per non dire altro. Basti pensare che le reti con le quali i padroni di casa hanno conquistato i tre punti, sono nate da errori di disimpegno commessi dai giocatori viestani, i quali hanno letteralmente regalato agli avversari la palla. E la squadra di casa ne ha approfittato con puntualità. La Nuova Gioventù, a parte gli errori, ha perso la gara proprio sul piano del gioco. Ha concesso agli avversari larghe fette del campo, dove il Vico giostrava con bravura, su un terreno, al limite della praticabilità e con condizioni atmosferiche da lupi, affidando la maggior parte delle sue sortite in avanti a Biscotti. Il numero nove locale, giocando da punta fissa, non solo ha distribuito palloni a tutti i compagni, ma ha anche finalizzato da par suo la manovra. Già dalle prime battute di gioco, i locali, fanno capire di fare sul serio con un sinistro di Murgolo alle stelle e una punizione di Masella deviata dalla barriera. I ritmi sono da battaglia e ne approfittano i padroni di casa, in vantaggio al 28’ con Baldassarre che scaraventa alle spalle di Grima un appoggio all’indietro della retroguardia ospite. La Nuova Gioventù sotto di una rete sembra in balia degli avversari, ma , prima del rientro negli spogliatoi, una rasoiata di Zillo dal limite, appena subentrato a Sicuro N., sorprende il portiere di casa ristabilendo la parità. La ripresa, si spera, da parte dei tifosi della Nuova Gioventù, possa essere ben diversa dai primi quarantacinque minuti ma lo è soltanto la povertà di idee dei viestani. Il portiere avversario non è impegnato in alcun intervento, anzi, è Grima a dover fare gli straordinari. Dopo sette minuti, Biscotti entra in percussione in area, tira e il portiere para ma lascia lì la palla e Murgolo ribatte in rete. Il vantaggio sembra mettere le ali al Vico che pare in grado di poter disporre a suo piacimento dell’avversario, aiutata anche da un pubblico che ha improvvisamente ritrovato l'entusiasmo. Al 14° arriva il terzo gol dei locali. E' ancora una volta Murgolo che attira su di se i difensori, e libera tutto solo di fronte a Grima Biscotti, il quale non ha difficoltà a mettere alle spalle dell'incolpevole portiere viestano. Che deve capitolare altre tre volte sotto i colpi di Murgolo e Biscotti. La partita si spegne lì e la Nuova Gioventù non ha nemmeno la forza di reagire affidandosi ai nervi e alla rabbia. I cambi effettuati da Mister Ranuschio non hanno inciso. Curatolo, subentrato allo spento Del Duca, si è fatto vedere soltanto per qualche serpentina senza esito concreto. Al 38’ Sicuro A. accorcia le distanze . La Nuova Gioventù a questo punto, non ha più nulla da dire ed i locali possono entrare, a gara conclusa, cantando a squarciagola negli spogliatoi per festeggiare la conquista, ai danni dei viestani, del secondo posto nel campionato.
Grima 5 Incolpevole sui gol, non appare tuttavia molto sicuro. Esce dal campo semi congelato. Giornata grigia
Delli Santi 5 Va in affanno quando la squadra avversaria si fa pericolosa. Sembra un po` incerto e il suo contributo alla difesa non e` efficacissimo. Svagato
Di Mauro 5 Tornava in campo dopo un mese di fermo, prestazione non proprio brillante, ma puo’ capitare. Sbaglia anche le cose piu’semplici ed è lui il primo ad essere critico con se stesso.
Tatalo 5,5 Cerca di aiutare la squadra nei momenti difficili e non si risparmia. Cuore di capitano.
Fezga 5 Soffre la rapidita` di Biscotti, lo perde completamente di vista sui gol e in altre situazioni. Poco concentrato
Impagnatiello 5+ Sembra essere il migliore della difesa bianco-azzurra, quando ha potuto ci ha messo sempre una pezza. Nervoso
Sicuro N. 5 Non ha il ritmo partita nelle gambe e si vede. Arranca parecchio nel rincorrere i centrocampisti del Vico. Evanescente.
Prencipe 5,5 Giocate di gran classe mescolate a qualche errore di troppo dovuto ad un`eccessiva frenesia. Segna una rete che l’arbitro annulla non si sa ancora perché. Maratoneta
Stefania 5 Moto perpetuo in mezzo al campo, tenta spesso di trovare la porta con poca fortuna. Cartucce a salve
Del Duca 5 Partita di qualità` a centrocampo. Cerca di rompere i fraseggi dei centrocampisti locali, ma non disdegna qualche intervento offensivo. Il terreno di gioco lo penalizza molto. Leggero
Sicuro A. 5,5 Ranuschio lo schiera per dare fastidio alla difesa del Vico, ma a parte un grande movimento senza palla, non riesce a dare profondita` ai viestani. Sfinito, riesce ha timbrare il cartellino negli ultimi minuti. Lodevole
Curatolo 5 Gara non sufficiente la sua. Prova a dare una mano in fase di costruzione del gioco, ma non riesce a dare un contributo efficace. Sottotono
Zillo 5,5 E` indubbiamente uno dei migliori in campo. Sia in positivo che in negativo. Le tre palle gol piu` nette per la Nuova Gioventù (due tiri fuori di poco e un gol) vedono un solo protagonista: la punta improvvisata.
Tuesday, March 24, 2009
Saturday, March 07, 2009
Una lettera per riflettere

Lettera inviata da alcune società sportive ai genitori dei bambini iscritti, con l'obiettivo di dare uno spunto di riflessione e di diffondere tra le famiglie una sana mentalità della pratica sportiva.
Caro papà, lo sai papà che quasi mi mettevo a piangere dalla rabbia, quando ti sei arrampicato sulla rete di recinzione, urlando contro l'arbitro? Io non ti avevo mai visto così arrabbiato! Forse sarà anche vero che lui (l'arbitro) ha sbagliato; ma quante volte io ho fatto degli errori senza che tu mi dicessi niente. Anche se ho perso la partita "per colpa dell'arbitro", come dici tu mi sono divertito lo stesso. Ho ancora molte gare da giocare e sono sicuro che se non griderai più, l'arbitro sbaglierà di meno... Papà, capisci, io voglio solo giocare, ti prego, lasciamela questa gioia, non darmi suggerimenti che mi fanno solo innervosire; "tiraaa", "passaaaaa", "fai tutto da solo", "buttalo giù". Mi hai sempre insegnato a rispettare tutti, anche l'arbitro e gli avversari e di essere sempre educato... E se "buttassero giù" me, quante parolacce diresti? Un'altra cosa, papà: quando il mister mi sostituisce o non mi fa giocare, non arrabbiarti. Io mi diverto anche a guardare i miei amici, stando seduto in panchina. Siamo in tanti ed è giusto far giocare tutti (come dice il mio mister). E per piacere insegnami a pulire le mie scarpe da calcio. Non è bello che tu lo faccia al posto mio, ti pare? Scusami, papà, ma non dire alla mamma al ritorno dalla partita: "oggi ha vinto" o "ha perso"; dille solo che mi sono divertito tante e basta. E poi non raccontare, ti prego, che ho vinto perché ho fatto un goal bellissimo: non è vero papà! Ho buttato il pallone dentro la porta perché il mio amico mi ha fatto un bel passaggio, il mio portiere ha parato tutto, perché assieme agli altri miei amici, ci siamo impegnati moltissimo: per questo abbiamo vinto (ce l'ha detto il mister). E ascoltami papà: al termine della partita, non venire nello spogliatoio per vedere se faccio la doccia o se so vestirmi. Che importanza ha se mi metto la maglietta storta? Papà devo imparare da solo! Sta sicuro che diventerò grande anche se avrò la maglietta rovesciata, ti sembra? E lascia portare a me il borsone: vedi? C'è stampato il nome della mia squadra e mi fa piacere far vedere a tutti che io gioco a pallone. Non prendertela papà se ti dico queste cose, lo sai che ti voglio tanto bene... ma adesso è già tardi. Devo correre al campo per l'allenamento. Se arrivo tardi il mio "mister" non mi farà giocare la prossima volta... Ciao!
Caro papà, lo sai papà che quasi mi mettevo a piangere dalla rabbia, quando ti sei arrampicato sulla rete di recinzione, urlando contro l'arbitro? Io non ti avevo mai visto così arrabbiato! Forse sarà anche vero che lui (l'arbitro) ha sbagliato; ma quante volte io ho fatto degli errori senza che tu mi dicessi niente. Anche se ho perso la partita "per colpa dell'arbitro", come dici tu mi sono divertito lo stesso. Ho ancora molte gare da giocare e sono sicuro che se non griderai più, l'arbitro sbaglierà di meno... Papà, capisci, io voglio solo giocare, ti prego, lasciamela questa gioia, non darmi suggerimenti che mi fanno solo innervosire; "tiraaa", "passaaaaa", "fai tutto da solo", "buttalo giù". Mi hai sempre insegnato a rispettare tutti, anche l'arbitro e gli avversari e di essere sempre educato... E se "buttassero giù" me, quante parolacce diresti? Un'altra cosa, papà: quando il mister mi sostituisce o non mi fa giocare, non arrabbiarti. Io mi diverto anche a guardare i miei amici, stando seduto in panchina. Siamo in tanti ed è giusto far giocare tutti (come dice il mio mister). E per piacere insegnami a pulire le mie scarpe da calcio. Non è bello che tu lo faccia al posto mio, ti pare? Scusami, papà, ma non dire alla mamma al ritorno dalla partita: "oggi ha vinto" o "ha perso"; dille solo che mi sono divertito tante e basta. E poi non raccontare, ti prego, che ho vinto perché ho fatto un goal bellissimo: non è vero papà! Ho buttato il pallone dentro la porta perché il mio amico mi ha fatto un bel passaggio, il mio portiere ha parato tutto, perché assieme agli altri miei amici, ci siamo impegnati moltissimo: per questo abbiamo vinto (ce l'ha detto il mister). E ascoltami papà: al termine della partita, non venire nello spogliatoio per vedere se faccio la doccia o se so vestirmi. Che importanza ha se mi metto la maglietta storta? Papà devo imparare da solo! Sta sicuro che diventerò grande anche se avrò la maglietta rovesciata, ti sembra? E lascia portare a me il borsone: vedi? C'è stampato il nome della mia squadra e mi fa piacere far vedere a tutti che io gioco a pallone. Non prendertela papà se ti dico queste cose, lo sai che ti voglio tanto bene... ma adesso è già tardi. Devo correre al campo per l'allenamento. Se arrivo tardi il mio "mister" non mi farà giocare la prossima volta... Ciao!
Io pago la quota di iscrizione e quindi...

E’ sufficiente pagare una quota d’iscrizione per avere il diritto di giocare o di giocare sempre? Il diritto al gioco e, soprattutto, al divertimento, prescinde dal pagamento della quota o retta d’iscrizione che il genitore corrisponde all’inizio od in corso di stagione al sodalizio sportivo. Mentre il diritto al gioco ed al divertimento deve sussistere sempre, specie nelle categorie giovanili, il versamento delle tasse d’iscrizione consente al sodalizio di poter essere messo in condizione di svolgere, grazie anche ad altri contributi, la propria attività sociale e sportiva, senza tuttavia fornire alcuna garanzia per l’impiego in campo o in un ruolo o per un determinato “minutaggio”. Se un genitore ci pone tale obiezione, a causa del ridotto impiego del proprio ragazzo durante le partite, possiamo ragionevolmente dedurre che limiti e riconduca ad una mera quantificazione monetaria l’offerta sportiva e educativa: pago, quindi pretendo! Appare alquanto difficile cercare di modificare il modo di pensare di chi, a volte anche con sacrifici per pagare la quota del proprio figlio, è pur sempre convinto di far nascere un diritto dal pagamento di una somma di denaro. Se la “smonetizzazione” del ragionamento sarà estremamente difficoltosa, preferibile, piuttosto, verificare la qualità del percorso educativo e formativo effettivamente proposto all’allievo (coinvolgimento e partecipazione attiva in tutte le attività, valori, cultura sportiva, socialità, imparzialità….): in tal caso non avremo nulla da rimproverarci ed è proprio su questa qualità ed efficienza che potremmo fare riferimento nel confutare la motivazione del nostro interlocutore.
L’importanza di…partecipare

A cominciare dalla categoria dei Pulcini, il bambino di otto anni che proviene dalla categoria Piccoli Amici, in cui i confronti avvengono solo sotto forma di manifestazioni comprendenti giochi a confronto, si affaccia per la prima volta ad una partita “vera”. In questo periodo così delicato e particolarmente favorevole all’apprendimento (la cosiddetta “età dell’oro”), non ci stancheremo mai di ripetere l’importanza di far giocare TUTTI i bambini a disposizione di ogni singola squadra, proprio perché è un loro diritto partecipare e divertirsi. All’uopo la Federazione stabilisce che gli incontri debbano comporsi di tre tempi, specificando che tutti gli iscritti alla lista partecipante alla partita stessa debbano giocare almeno un intero tempo dei primi due, con la possibilità di utilizzare il cosiddetto “cambio volante” nella terza frazione di gioco, giocando quindi due terzi della gara. Lo scendere in campo è elemento estremamente importante per la formazione del bambino, anche quelli, come li definisco io, “meno predisposti per l’attività calcistica”. Questi innanzitutto si sentiranno parte integrante della squadra e in qualche modo al pari di tutti i compagni, traendone senza meno un beneficio psicologico che aumenterà sempre più la loro autostima e quindi la loro motivazione intrinseca (cioè quella spinta interiore che sostiene l’impegno in un’attività in cui si traggono delle soddisfazioni da ciò che si fa). Tutto questo innescherà la voglia di apprendere tutti i gesti e le situazioni legate al gioco del calcio, in quanto il bambino diventa consapevole di quanto appreso e di cosa deve fare per migliorare ulteriormente.
“L’ALLENATORE” nel settore giovanile

Navigando in rete, tra i vari siti specializzati sul calcio, ho scovato un articolo che mi ha particolarmente colpito ” IL CODICE ETICO DEGLI ALLENATORI”, che mi ha fatto riflettere sul ruolo che svolgiamo noi come allenatori nei confronti dei nostri ragazzi.Mi sono permesso di proporvelo perché dopo anni che calpesto i campi di calcio, mi sono reso conto che proprio noi allenatori (e spesso anche coloro che la domenica ci accompagnano, dirigenti, genitori, ecc….) in certe circostanze presi dall’ansia della prestazione o peggio del risultato, ci lasciamo andare a degli atteggiamenti poco consoni al ruolo che svolgiamo dimenticandoci, che i nostri ragazzi ci ergono a modello da predere come esempio, e non trasmettiamo più loro i principi fondamentali che sono alla base d’ogni sport e quindi del Calcio, come appunto la Sportività, la Civiltà, il Rispetto, il FAIR-PLAY, che vanno ben oltre il singolo risultato sportivo. Infondo il Calcio è un giuoco che va interpretato proprio per la funzione per cui è stato inventato “Almeno nel settore giovanile”, e che appartiene sì a noi, ma soprattutto ai nostri ragazzi, che lo praticano e che non necessariamente dovranno diventare i Maradona del futuro, ma avranno la consapevolezza di aver arricchito sotto l’aspetto fisico e psicologico il proprio bagaglio personale che porteranno con loro per tutta la vita. La mia non vuole essere assolutamente una morale anche perché, probabilmente non credo neanche di essere la persona più qualificata per farla, e spero che nessuno me ne voglia, ma solamente una riflessione spontanea che mi è venuta dopo aver letto l’articolo e così come mi è venuta ve la propongo…….. Un saluto a tutti.
IL CODICE ETICO DEGLI ALLENATORI:
1. L’importanza del risultato non dovrebbe mai mettere a repentaglio la salute o l’integrità fisica dei giocatori. La vittoria non è altro che il risultato della preparazione tecnica, tattica, fisica e psicologica della squadra. Questi valori non si devono mai sacrificare per aumentare il proprio prestigio personale.
2. Il gioco del calcio non deve mai impedire al giovane di ottenere buoni risultati sotto il profilo scolastico; insieme alla famiglia ed alla scuola l’allenatore dovrebbe avere un ruolo attivo nell’educazione dell’individuo.
3. L’allenatore deve sempre rispettare, difendere ed insegnare ai propri allievi le regole del gioco del calcio, non deve per nessuna ragione cercare di ottenere vantaggi attraverso l’insegnamento consapevole di comportamenti antisportivi.
4. La diagnosi ed il trattamento degli infortuni sono un problema medico, di conseguenza gli allenatori devono fare in modo che vengano trattati da personale qualificato. Affidare giocatori a personale non qualificato o peggio ancora formulare personalmente diagnosi o consigliare terapie è un comportamento da evitarsi. Allo stesso modo devono astenersi dal prescrivere medicinali che, peraltro possono essere prescritti solo da personale medico.
5. Gli allenatori sono responsabili del comportamento dei propri giocatori ed hanno il dovere di stigmatizzare tutti gli atteggiamenti antisportivi; per questa ragione il fair-play andrebbe sempre incoraggiato sia nelle sedute di allenamento che durante le gare.
6. Gli allenatori dovrebbero mettere gli arbitri nelle condizioni di svolgere la propria opera il più serenamente possibile attraverso un atteggiamento rispettoso e corretto evitando inoltre di incentivare comportamenti negativi dei propri giocatori nei confronti del direttore di gara.
7. Gli allenatori devono evitare atteggiamenti dissenzienti nei confronti ed aggressivi nei confronti della panchina avversaria.
8. Gli allenatori hanno il dovere di dare sempre il massimo ai propri giocatori, hanno perciò il dovere mantenersi aggiornati attraverso testi, corsi e tutto ciò che il mercato propone. E’ necessario ampliare continuamente le proprie nozioni tecnico-tattiche, fisiologiche, medico-sportive e psicologiche.
9. Un allenatore ha sempre qualcosa da imparare da un collega, per questa ragione visitare allenamenti e confrontarsi con un altro allenatore è da considerarsi fonte di aggiornamento.
IL CODICE ETICO DEGLI ALLENATORI:
1. L’importanza del risultato non dovrebbe mai mettere a repentaglio la salute o l’integrità fisica dei giocatori. La vittoria non è altro che il risultato della preparazione tecnica, tattica, fisica e psicologica della squadra. Questi valori non si devono mai sacrificare per aumentare il proprio prestigio personale.
2. Il gioco del calcio non deve mai impedire al giovane di ottenere buoni risultati sotto il profilo scolastico; insieme alla famiglia ed alla scuola l’allenatore dovrebbe avere un ruolo attivo nell’educazione dell’individuo.
3. L’allenatore deve sempre rispettare, difendere ed insegnare ai propri allievi le regole del gioco del calcio, non deve per nessuna ragione cercare di ottenere vantaggi attraverso l’insegnamento consapevole di comportamenti antisportivi.
4. La diagnosi ed il trattamento degli infortuni sono un problema medico, di conseguenza gli allenatori devono fare in modo che vengano trattati da personale qualificato. Affidare giocatori a personale non qualificato o peggio ancora formulare personalmente diagnosi o consigliare terapie è un comportamento da evitarsi. Allo stesso modo devono astenersi dal prescrivere medicinali che, peraltro possono essere prescritti solo da personale medico.
5. Gli allenatori sono responsabili del comportamento dei propri giocatori ed hanno il dovere di stigmatizzare tutti gli atteggiamenti antisportivi; per questa ragione il fair-play andrebbe sempre incoraggiato sia nelle sedute di allenamento che durante le gare.
6. Gli allenatori dovrebbero mettere gli arbitri nelle condizioni di svolgere la propria opera il più serenamente possibile attraverso un atteggiamento rispettoso e corretto evitando inoltre di incentivare comportamenti negativi dei propri giocatori nei confronti del direttore di gara.
7. Gli allenatori devono evitare atteggiamenti dissenzienti nei confronti ed aggressivi nei confronti della panchina avversaria.
8. Gli allenatori hanno il dovere di dare sempre il massimo ai propri giocatori, hanno perciò il dovere mantenersi aggiornati attraverso testi, corsi e tutto ciò che il mercato propone. E’ necessario ampliare continuamente le proprie nozioni tecnico-tattiche, fisiologiche, medico-sportive e psicologiche.
9. Un allenatore ha sempre qualcosa da imparare da un collega, per questa ragione visitare allenamenti e confrontarsi con un altro allenatore è da considerarsi fonte di aggiornamento.
Monday, July 03, 2006
Chi sono

Mi chiamo Teodoro Palatella, ho 29 anni. Vivo a Vieste nella provincia di Foggia. Sono cinque anni che lavoro nel settore giovanile di squadre dilettantistiche della mia città.
Nel corso delle mie esperienze ho ottenuto dei buoni risultati, con le categorie Pulcini, Esordienti, Giovanissimi, Allievi e Juniores. Nella stagione sportiva 2007-2008 ho conseguito il Diploma di Allenatore di Base presso la FIGC di Foggia . Nel corso della mia esperienza cerco anche di mettere in atto le mie convinzioni su i moduli di gioco, modellando la squadra, dopo una attenta valutazione delle potenzialità dei giovani che mi vengono affidati.
Psicologia
COLLETTIVO
La mia metodologia di allenamento è totalmente basata su concetti di collettivo.Nel calcio il termine collettivo è il più abusato e frainteso.Quello che si chiama collettivo infatti è una situazione statica e priva di sviluppo, che si raggiunge pel il solo fatto di giocare insieme o di aver risolto, o non avere lasciato sviluppare difficoltà di conduzione. E’ una condizione che non và molto più in là di una conoscenza reciproca e di una intesa in campo, o di un adeguarsi senza portare contributi creativi. A volte si vede qualcosa in più di un insieme che arriva e si perde per caso, ma che offre molte opportunità per capire. Sono i momenti di grazia di una squadra che prima comincia a vincere in modo più o meno inatteso e dopo conferma le vittorie. In questi casi l’euforia coinvolge noi, i giocatori e l’ambiente, azzera tensioni, ruggine e soggezioni e man mano con le conferme diventa sicurezza. Ma se non ne capiamo i motivi e non li stabilizziamo questi momenti non reggono. Tocca a noi capire cosa è cambiato nella squadra, quali meccanismi si sono messi in moto o si sono creati, cosa fa rendere la squadra al suo potenziale, come siamo cambiati anche noi. E possiamo scoprire certe attitudini o abilità che prima non si erano mai espresse o, addirittura, qual’è la vera forza dei giocatori e della squadra. Sarebbe il momento per cercare di capire cosa è successo per poterlo ripetere, ma nel calcio non si vede ancora l’utilità di indagare le situazioni favorevoli. Ci si illude che siano stati ottenuti grazie ai metodi usati o ad una maturazione sopravvenuta o operata nella squadra e si pensa che esse possano continuare all’infinito. Ma neppure una situazione così favorevole, se resta solo provvisoria e non indagata, può essere il primo passo verso il collettivo. Resta infatti legata a fatti casuali e non riassume in se le condizioni per ulteriori ampliamenti. Il collettivo è pensare e trovare insieme le soluzioni in campo e fuori, creare e partecipare alla creazione degli altri scoprire possibilità di gioco e applicarle senza rischiare di risultare incomprensibili. E’ scoprire cosa è successo nella partita, errori e colpi di genio, o cosa va corretto cosa và sviluppato e trovare le soluzioni e trasformarle in conoscenza e strumento di tutti.
La Medicina nello sport
Si vogliono descrivere in questo capitolo quadri clinici conosciuti nell’ambiente sportivo come distrazione, stiramento e strappo muscolare. In realtà questi termini, comunemente utilizzati negli stadi e negli spogliatoi, non rappresentano altro che gradi diversi di un’unica lesione caratterizzata dalla rottura di un numero variabile di fibre muscolari. Le sedi preferite dalle lesioni muscolari acute sono in genere gli arti, soprattutto quelli inferiori; più raramente la muscolatura del tronco. L’abbondante vascolarizzazione del muscolo scheletrico determina, in occasione di una lesione, la fuoriuscita di una certa quantità di sangue; nei casi lievi il sangue rimane localizzato all’interno del ventre muscolare, mentre nei casi più gravi si superficializza distendendo la fascia muscolare costituendo veri e propri ematomi. Le fibre interrotte hanno scarso potere di rigenerazione, per cui il processo di riparazione avviene con formazione di tessuto cicatriziale le cui proprietà elastiche sono ovviamente inferiori a quelle del tessuto muscolare.
Da questi fattori fondamentali derivano alcune considerazioni terapeutiche comuni a tutti i gradi delle lesioni muscolari acute, l'assoluta proibizione di applicare qualunque forma di massaggio o di manipolazione nonché qualunque fonte di calore. Tutti questi interventi sono controindicati in quanto, lungi dal favorire il riassorbimento dell’ematoma, ne determinano viceversa l’organizzazione e l’evoluzione verso ossicalcificazioni intramuscolari circoscritte.
una volta ottenuta la formazione della cicatrice è opportuno procedere alla rieducazione funzionale mediante esercizi di allungamento (stretching) eseguiti allo scopo di elasticizzare, per quanto possibile, il tessuto di riparazione.
nonostante tutte le possibili precauzioni la presenza, nell’interno di un muscolo intensamente sollecitato, di un tessuto con caratteristiche funzionali così diverse da quelle proprie della fibra muscolare (contrattilità, elasticità, resistenza meccanica) espone di per sé all’eventualità di "recidiva". E’ per questo motivo che non è mai consigliabile accelerare troppo i tempi di recupero.
E’ la forma di media gravità con interessamento di un più elevato numero di fibre muscolari. Il dolore risulta molto acuto e compare nel corso di una violenta contrazione del muscolo, associato spesso alla sensazione propria di un "allungamento" del muscolo stesso.
Il dolore è accompagnato da una più o meno grave impotenza funzionale ("a caldo" comunque non è infrequente che gli atleti riescano a portare a termine la gara o l’allenamento mentre alla fine dello stesso la sintomatologia dolorosa risulta più invalidante). Le caratteristiche del dolore e l’obiettività sono simili a quelle delle distrazioni muscolari, anche se più evidenti e più gravi, come pure la "zona calda" rilevata dalla termografia è generalmente di maggiore dimensione.
La terapia segue i canoni di tutte le lesioni muscolari acute con un periodo di riposo più lungo (14-30 giorni) ed una attenta rieducazione funzionale prima della ripresa agonistica. Utili possono essere i preparati antinfiammatori e miorilassanti e le pomate di tipo Essaven gel applicate per impacco (non per massaggio!) allo scopo di accelerare il riassorbimento dell’ematoma.
Strappi
Nello strappo muscolare il considerevole numero di fibre lese comporta l’interruzione anatomica del muscolo, percepibile alla palpazione come un avvallamento o uno scalino nel contesto del ventre muscolare.
Il dolore compare durante una violenta contrazione del muscolo ed è di intensità tale da provocare sempre l’assoluta impotenza funzionale. Dal punto di vista obiettivo, oltre al già citato "scalino", si rende sempre evidente un ematoma dolente alla palpazione. La teletermografia mette in evidenza un’ampia area ipertermica. La terapia si basa essenzialmente su un lungo periodo di riposo (1-2 mesi) ed in alcuni casi si rende addirittura necessaria inizialmente l’immobilizzazione in apparecchio gessato per 15-20 giorni. La ripresa dell’attività atletica deve essere estremamente cauta; talvolta è resa difficile dalla presenza di una voluminosa cicatrice che può essere fonte di calore anche a distanza di tempo. La forma più grave di strappo muscolare è la rottura sottocutanea di un muscolo, cioè l’interruzione completa di tutto il ventre muscolare. Questa lesione richiede un trattamento chirurgico entro i primissimi giorni. Vale la pena di sottolineare che la prognosi delle lesioni muscolari acute più gravi (strappi e rotture sottocutanee) è da considerarsi riservata per quanto riguarda il pieno recupero sportivo; ciò anche quando un corretto trattamento viene instaurato fin dall’inizio e proseguito nel tempo.
Da questi fattori fondamentali derivano alcune considerazioni terapeutiche comuni a tutti i gradi delle lesioni muscolari acute, l'assoluta proibizione di applicare qualunque forma di massaggio o di manipolazione nonché qualunque fonte di calore. Tutti questi interventi sono controindicati in quanto, lungi dal favorire il riassorbimento dell’ematoma, ne determinano viceversa l’organizzazione e l’evoluzione verso ossicalcificazioni intramuscolari circoscritte.
una volta ottenuta la formazione della cicatrice è opportuno procedere alla rieducazione funzionale mediante esercizi di allungamento (stretching) eseguiti allo scopo di elasticizzare, per quanto possibile, il tessuto di riparazione.
nonostante tutte le possibili precauzioni la presenza, nell’interno di un muscolo intensamente sollecitato, di un tessuto con caratteristiche funzionali così diverse da quelle proprie della fibra muscolare (contrattilità, elasticità, resistenza meccanica) espone di per sé all’eventualità di "recidiva". E’ per questo motivo che non è mai consigliabile accelerare troppo i tempi di recupero.
Distrazione muscolare
E’ la forma più lieve di lesione muscolare acuta: solamente poche fibre sono danneggiate e il danno anatomico è quindi modesto. Il dolore, in questi casi, compare spesso al termine dell’impegno sportivo (partita o allenamento) o, addirittura il giorno seguente.
La caratteristica del dolore, localizzato sempre a livello del ventre muscolare, è quella di accentuarsi sia con la contrazione attiva sia con lo stiramento passivo del muscolo stesso. La diagnosi si pone interrogando l’atleta sulla comparsa del dolore ed i caratteri dello stesso, nonché sull’esame obiettivo.
Questo dovrà ricercare esattamente la sede del dolore, confermare la sua accentuazione nella contrazione contro resistenza e nelle manovre di "allungamento" del muscolo interessato; dovrà inoltre individuare la presenza eventuale di una zona di indurimento in corrispondenza del punto doloroso, espressione della contrattura (antalgica) delle fibre muscolari circostanti la sede della lesione. L’indagine teletermografica può costituire un utile complemento diagnostico confermando l’esistenza di una zona calda nel contesto del ventre muscolare.
La terapia si basa sul riposo per la durata di alcuni giorni (generalmente dai 4-5 ai 12-14), sulla somministrazione di farmaci antinfiammatori e miorilassanti e sulla gradualità nella ripresa dell’attività sportiva.
Stiramento muscolare E’ la forma più lieve di lesione muscolare acuta: solamente poche fibre sono danneggiate e il danno anatomico è quindi modesto. Il dolore, in questi casi, compare spesso al termine dell’impegno sportivo (partita o allenamento) o, addirittura il giorno seguente.
La caratteristica del dolore, localizzato sempre a livello del ventre muscolare, è quella di accentuarsi sia con la contrazione attiva sia con lo stiramento passivo del muscolo stesso. La diagnosi si pone interrogando l’atleta sulla comparsa del dolore ed i caratteri dello stesso, nonché sull’esame obiettivo.
Questo dovrà ricercare esattamente la sede del dolore, confermare la sua accentuazione nella contrazione contro resistenza e nelle manovre di "allungamento" del muscolo interessato; dovrà inoltre individuare la presenza eventuale di una zona di indurimento in corrispondenza del punto doloroso, espressione della contrattura (antalgica) delle fibre muscolari circostanti la sede della lesione. L’indagine teletermografica può costituire un utile complemento diagnostico confermando l’esistenza di una zona calda nel contesto del ventre muscolare.
La terapia si basa sul riposo per la durata di alcuni giorni (generalmente dai 4-5 ai 12-14), sulla somministrazione di farmaci antinfiammatori e miorilassanti e sulla gradualità nella ripresa dell’attività sportiva.
E’ la forma di media gravità con interessamento di un più elevato numero di fibre muscolari. Il dolore risulta molto acuto e compare nel corso di una violenta contrazione del muscolo, associato spesso alla sensazione propria di un "allungamento" del muscolo stesso.
Il dolore è accompagnato da una più o meno grave impotenza funzionale ("a caldo" comunque non è infrequente che gli atleti riescano a portare a termine la gara o l’allenamento mentre alla fine dello stesso la sintomatologia dolorosa risulta più invalidante). Le caratteristiche del dolore e l’obiettività sono simili a quelle delle distrazioni muscolari, anche se più evidenti e più gravi, come pure la "zona calda" rilevata dalla termografia è generalmente di maggiore dimensione.
La terapia segue i canoni di tutte le lesioni muscolari acute con un periodo di riposo più lungo (14-30 giorni) ed una attenta rieducazione funzionale prima della ripresa agonistica. Utili possono essere i preparati antinfiammatori e miorilassanti e le pomate di tipo Essaven gel applicate per impacco (non per massaggio!) allo scopo di accelerare il riassorbimento dell’ematoma.
Strappi
Nello strappo muscolare il considerevole numero di fibre lese comporta l’interruzione anatomica del muscolo, percepibile alla palpazione come un avvallamento o uno scalino nel contesto del ventre muscolare.
Il dolore compare durante una violenta contrazione del muscolo ed è di intensità tale da provocare sempre l’assoluta impotenza funzionale. Dal punto di vista obiettivo, oltre al già citato "scalino", si rende sempre evidente un ematoma dolente alla palpazione. La teletermografia mette in evidenza un’ampia area ipertermica. La terapia si basa essenzialmente su un lungo periodo di riposo (1-2 mesi) ed in alcuni casi si rende addirittura necessaria inizialmente l’immobilizzazione in apparecchio gessato per 15-20 giorni. La ripresa dell’attività atletica deve essere estremamente cauta; talvolta è resa difficile dalla presenza di una voluminosa cicatrice che può essere fonte di calore anche a distanza di tempo. La forma più grave di strappo muscolare è la rottura sottocutanea di un muscolo, cioè l’interruzione completa di tutto il ventre muscolare. Questa lesione richiede un trattamento chirurgico entro i primissimi giorni. Vale la pena di sottolineare che la prognosi delle lesioni muscolari acute più gravi (strappi e rotture sottocutanee) è da considerarsi riservata per quanto riguarda il pieno recupero sportivo; ciò anche quando un corretto trattamento viene instaurato fin dall’inizio e proseguito nel tempo.
Le regole del Fair Play
Fare di ogni gara un momento privilegiato di incontro e festa con i coetanei.
Adattarsi alle regole ed allo spirito del gioco.
Rispettare gli avversari così come vogliamo sentirci rispettati.
Accogliere le decisioni dell'arbitro, sapendo che come i giocatori ha diritto all'errore anche se fa di tutto per non commetterlo.
Evitare la cattiveria, le aggressioni nelle azioni di gioco e nelle parole.
Non usare artifizi ed inganni per ottenere il successo.
Tenere un atteggiamento dignitoso ed equilibrato nella vittoria come nella sconfitta.
Prestare soccorso ad ogni giocatore ferito o comunque favorirlo.
Essere un ambasciatore della lealtà sportiva, perseguendo con il proprio comportamento i principi su esposti.
Adattarsi alle regole ed allo spirito del gioco.
Rispettare gli avversari così come vogliamo sentirci rispettati.
Accogliere le decisioni dell'arbitro, sapendo che come i giocatori ha diritto all'errore anche se fa di tutto per non commetterlo.
Evitare la cattiveria, le aggressioni nelle azioni di gioco e nelle parole.
Non usare artifizi ed inganni per ottenere il successo.
Tenere un atteggiamento dignitoso ed equilibrato nella vittoria come nella sconfitta.
Prestare soccorso ad ogni giocatore ferito o comunque favorirlo.
Essere un ambasciatore della lealtà sportiva, perseguendo con il proprio comportamento i principi su esposti.
Regole per i genitori
Le regole per un Genitore
Il ragazzo che sceglie di impegnarsi in uno sport merita rispetto e stima da parte dei genitori, che devono cercare di spronarlo ed incoraggiarlo nello svolgimento di tale attività, ma sopratutto capire, e fargli comprendere , che lo sport è prima di ogni cosa, divertimento e voglia di stare insieme, senza nutrire gelosie inutili o false ambizioni, che, il più delle volte, sono di ostacolo e non di aiuto al giovane.
In effetti, particolarmente nel calcio e nella fascia d'età compresa tra i 6 ed i 14 anni, il genitore si trova di frequente protagonista di situazioni spiacevoli, che creano problemi ed ostacoli ad una serena e positiva attività sportiva per il proprio figlio.
Molto spesso, un occhio attento scopre che il vero protagonista delle partite giovanili, colui che è più carico di tensioni, che si è preparato meticolosamente e che poi si dispera se si sbaglia un tiro in porta, è proprio il genitore.
Il ragazzino, invece, scuote le spalle, cancella quasi subito l'errore o la sconfitta e, in definitiva, l'unica cosa di cui veramente si rammarica è l'idea della predica che lo aspetta a casa. Può capitare che inconsciamente si tenda a realizzarsi attraverso il bambino e a proiettare su di lui i desideri che non si è riusciti a soddisfare da giovani.
Con la convinzione che "lo si fa per il suo bene", in realtà si può correre il rischio di diventare veri e propri deterrenti psicologici, non solo condizionando negativamente il rendimento in gara, ma, fatto ancora più grave, danneggiando lo sviluppo psicologico del ragazzo. Molto spesso si vorrebbe che il proprio figlio non dovesse mai soffrire, ne commettere errori, ma ricevere dalla vita solo gioia e felicità: questo, purtroppo, non è possibile ed il compito del genitore diviene, perciò, quello di non intromettersi nelle scelte del figlio e di non voler vivere la vita al suo posto, capendo che ogni errore commesso ed ogni dolore provato aiuta il ragazzo a crescere ed a formare una sicura personalità.
Penso che l'attività sportiva sia uno dei mezzi migliori per aiutare il proprio figlio a maturare e a crescere, in quanto lo sport spinge il giovane ad impegnarsi, a cercare di migliorarsi, a mettersi continuamente alla prova, a stringere rapporti sociali, a comprendere il sacrificio e l'umiltà, ad assumersi delle responsabilità ed a divenire membro di una collettività nella quale vigono, per ciascuno, diritti e doveri.
Di seguito vengono proposti alcuni suggerimenti per i genitori, frutto di esperienze e che servono ad indicare un modello di comportamento positivo nei riguardi dei propri figli, modello che, ovviamente non ha nessuna pretesa di essere un Dogma, ma solo una traccia di riflessione.
Stimolare, incoraggiare la pratica sportiva, lasciando che la scelta dell'attività sia fatta dal bambino.
Instaurare un giusto rapporto con l'allenatore per fare in modo che al bambino arrivino sempre segnale coerenti dagli adulti di riferimento.
Lasciare il bambino libero di esprimersi in allenamento ed in gara (è anche un modo di educarlo all'autonomia).
Evitare di esprimere giudizi sui suoi compagni o di fare paragoni con essi: è una delle situazioni più antipatiche che si possano verificare sia per i piccoli che per i grandi.
Evitare rimproveri a fine gara. Dimostrarsi invece interessati a come vive i vari momenti della gara ed eventualmente evidenziare i miglioramenti. Aiutarlo a porsi obiettivi realistici ed aspettative adeguate alle proprie possibilità.
Offrire molte opportunità per un'educazione sportiva globale. Rispetto delle regole, degli impegni, delle priorità, dei propri indumenti, degli orari, dei compagni, dell'igiene personale. Il genitore deve concorrere al raggiungimento di questi obbiettivi con l'allenatore.
Far sentire la nostra presenza nei momenti di difficoltà; sdrammatizzare, incoraggiare, evidenziare gli aspetti positivi. In ogni caso salvaguardare il benessere psicologico del bambino.
Avere un atteggiamento positivo ed equilibrato in rapporto al risultato, saper perdere è molto più difficile ed importante che saper vincere. Nello sport, come nella vita, non ci sono solo vittorie e dopo una caduta bisogna sapersi rialzare.
Tener conto che l'attività viene svolta da un bambino e non da un adulto.
Cercare di non decidere troppo per lui.
Cercare di non interferire con l'allenatore nelle scelte tecniche evitando anche di dare giudizi in pubblico sullo stesso (in caso di atteggiamenti ritenuti gravi rivolgersi in Società).
Cercare di non rimarcare troppo al bambino una partita mal giocata o quant'altro evitando di generare in lui ansia da prestazione (non bisogna essere né ipercritici né troppo accondiscendenti alle sue richieste che spesso sono solo dei capricci).
Incitare sempre il bambino a migliorarsi facendogli capire che l'impegno agli allenamenti in futuro premierà (rendendolo gradatamente consapevole che così come a scuola anche a calcio per far bene c'è bisogno di un impegno serio).
Abituare il bambino a farsi la doccia, legarsi le scarpe da solo e a portare lui stesso la borsa al campo sia all'arrivo che all'uscita (rendendolo piano piano autosufficiente).
Cercare di non entrare nel recinto di gioco e nello spogliatoio.
Durante le partite cercare di controllarsi: un tifo eccessivo è diseducativo sia per i bambini che per l'immagine della società nei confronti dell'esterno.
Cercare di ascoltare il bambino e vedere se quando torna a casa dopo un allenamento od una partita è felice.
Ricordarsi che sia i compagni che gli avversari del proprio bambino sono anche loro bambini e che pertanto vanno rispettati quanto lui e mai offesi.
Rispettare l'arbitro e non offenderlo. Molto spesso gli arbitri sono dei dirigenti e anche loro genitori che stanno aiutando il calcio giovanile: tutti si può sbagliare, cerchiamo di non perdere la pazienza!
Ricordarsi che molte volte si pensa che "l'erba del vicino sia sempre la migliore" e pertanto prima di criticare l'operato della Società cercare di capire chiedendo direttamente spiegazioni ai Dirigenti responsabili di eventuali scelte ritenute ingiuste.
Il ragazzo che sceglie di impegnarsi in uno sport merita rispetto e stima da parte dei genitori, che devono cercare di spronarlo ed incoraggiarlo nello svolgimento di tale attività, ma sopratutto capire, e fargli comprendere , che lo sport è prima di ogni cosa, divertimento e voglia di stare insieme, senza nutrire gelosie inutili o false ambizioni, che, il più delle volte, sono di ostacolo e non di aiuto al giovane.
In effetti, particolarmente nel calcio e nella fascia d'età compresa tra i 6 ed i 14 anni, il genitore si trova di frequente protagonista di situazioni spiacevoli, che creano problemi ed ostacoli ad una serena e positiva attività sportiva per il proprio figlio.
Molto spesso, un occhio attento scopre che il vero protagonista delle partite giovanili, colui che è più carico di tensioni, che si è preparato meticolosamente e che poi si dispera se si sbaglia un tiro in porta, è proprio il genitore.
Il ragazzino, invece, scuote le spalle, cancella quasi subito l'errore o la sconfitta e, in definitiva, l'unica cosa di cui veramente si rammarica è l'idea della predica che lo aspetta a casa. Può capitare che inconsciamente si tenda a realizzarsi attraverso il bambino e a proiettare su di lui i desideri che non si è riusciti a soddisfare da giovani.
Con la convinzione che "lo si fa per il suo bene", in realtà si può correre il rischio di diventare veri e propri deterrenti psicologici, non solo condizionando negativamente il rendimento in gara, ma, fatto ancora più grave, danneggiando lo sviluppo psicologico del ragazzo. Molto spesso si vorrebbe che il proprio figlio non dovesse mai soffrire, ne commettere errori, ma ricevere dalla vita solo gioia e felicità: questo, purtroppo, non è possibile ed il compito del genitore diviene, perciò, quello di non intromettersi nelle scelte del figlio e di non voler vivere la vita al suo posto, capendo che ogni errore commesso ed ogni dolore provato aiuta il ragazzo a crescere ed a formare una sicura personalità.
Penso che l'attività sportiva sia uno dei mezzi migliori per aiutare il proprio figlio a maturare e a crescere, in quanto lo sport spinge il giovane ad impegnarsi, a cercare di migliorarsi, a mettersi continuamente alla prova, a stringere rapporti sociali, a comprendere il sacrificio e l'umiltà, ad assumersi delle responsabilità ed a divenire membro di una collettività nella quale vigono, per ciascuno, diritti e doveri.
Di seguito vengono proposti alcuni suggerimenti per i genitori, frutto di esperienze e che servono ad indicare un modello di comportamento positivo nei riguardi dei propri figli, modello che, ovviamente non ha nessuna pretesa di essere un Dogma, ma solo una traccia di riflessione.
Stimolare, incoraggiare la pratica sportiva, lasciando che la scelta dell'attività sia fatta dal bambino.
Instaurare un giusto rapporto con l'allenatore per fare in modo che al bambino arrivino sempre segnale coerenti dagli adulti di riferimento.
Lasciare il bambino libero di esprimersi in allenamento ed in gara (è anche un modo di educarlo all'autonomia).
Evitare di esprimere giudizi sui suoi compagni o di fare paragoni con essi: è una delle situazioni più antipatiche che si possano verificare sia per i piccoli che per i grandi.
Evitare rimproveri a fine gara. Dimostrarsi invece interessati a come vive i vari momenti della gara ed eventualmente evidenziare i miglioramenti. Aiutarlo a porsi obiettivi realistici ed aspettative adeguate alle proprie possibilità.
Offrire molte opportunità per un'educazione sportiva globale. Rispetto delle regole, degli impegni, delle priorità, dei propri indumenti, degli orari, dei compagni, dell'igiene personale. Il genitore deve concorrere al raggiungimento di questi obbiettivi con l'allenatore.
Far sentire la nostra presenza nei momenti di difficoltà; sdrammatizzare, incoraggiare, evidenziare gli aspetti positivi. In ogni caso salvaguardare il benessere psicologico del bambino.
Avere un atteggiamento positivo ed equilibrato in rapporto al risultato, saper perdere è molto più difficile ed importante che saper vincere. Nello sport, come nella vita, non ci sono solo vittorie e dopo una caduta bisogna sapersi rialzare.
Tener conto che l'attività viene svolta da un bambino e non da un adulto.
Cercare di non decidere troppo per lui.
Cercare di non interferire con l'allenatore nelle scelte tecniche evitando anche di dare giudizi in pubblico sullo stesso (in caso di atteggiamenti ritenuti gravi rivolgersi in Società).
Cercare di non rimarcare troppo al bambino una partita mal giocata o quant'altro evitando di generare in lui ansia da prestazione (non bisogna essere né ipercritici né troppo accondiscendenti alle sue richieste che spesso sono solo dei capricci).
Incitare sempre il bambino a migliorarsi facendogli capire che l'impegno agli allenamenti in futuro premierà (rendendolo gradatamente consapevole che così come a scuola anche a calcio per far bene c'è bisogno di un impegno serio).
Abituare il bambino a farsi la doccia, legarsi le scarpe da solo e a portare lui stesso la borsa al campo sia all'arrivo che all'uscita (rendendolo piano piano autosufficiente).
Cercare di non entrare nel recinto di gioco e nello spogliatoio.
Durante le partite cercare di controllarsi: un tifo eccessivo è diseducativo sia per i bambini che per l'immagine della società nei confronti dell'esterno.
Cercare di ascoltare il bambino e vedere se quando torna a casa dopo un allenamento od una partita è felice.
Ricordarsi che sia i compagni che gli avversari del proprio bambino sono anche loro bambini e che pertanto vanno rispettati quanto lui e mai offesi.
Rispettare l'arbitro e non offenderlo. Molto spesso gli arbitri sono dei dirigenti e anche loro genitori che stanno aiutando il calcio giovanile: tutti si può sbagliare, cerchiamo di non perdere la pazienza!
Ricordarsi che molte volte si pensa che "l'erba del vicino sia sempre la migliore" e pertanto prima di criticare l'operato della Società cercare di capire chiedendo direttamente spiegazioni ai Dirigenti responsabili di eventuali scelte ritenute ingiuste.
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